|
Il Giornale
29 Aprile 2011
Recensione del cd Flut3ibe "Moiré"
Un cd bello e insolito (da non perdere), o meglio “una ricerca flautistica spregiudicata e nomade”, come scrive Giorgio Mortarino nella nota di copertina. La ricerca è opera di un sestetto composto da Stefano Benini, flauto basso e didjeridoo; Michele Gori flauto, flauto alto, flauto basso; Stefano Leonardi flauto, flauto alto, flauto basso; Matteo Turella chitarra, Enrico Terragnoli contrabbasso; Nicola Stranieri batteria. I brani sono nove, tutti pregevoli. Otto composti in vario modo dai tre flautisti, uno è l'immortale To Be di John Coltrane ricavato dall'ultima registrazione in studio di Coltrane (febbraio- marzo 1967) nella quale il maestro suona il flauto insieme con Pharoah Sanders. Benini usa benissimo il didjeridoo degli aborigeni australiani nel primo, terzo e sesto brano.
Franco Fayenz
|
   |
Suono - Febbraio 2009
Recensione del cd Michele Gori Quartet "MY JAZZ FLUTES"
Flautista tra i più giovani della scena jazz nazionale, Michele Gori si racconta già nel booklet con uno stile che in qualche misura è molto coerente con ciò che poi costituisce l'esperienza d'ascolto: parla di sé, della sua storia personale, dei riferimenti, di un continuo e non semplice crescere nello studio e nei risultati, e lo fa con schiettezza e semplicità. La stessa capacità di comunicare da vicino, in modo lineare e confortante, è espressa nel CD, che con buon gusto propone brani, tutti composti da Gori, in cui il jazz in senso classico è evidente come pure lo sono alcuni aspetti del jazz moderno, avvicinati quietamente e senza accelerazioni fuori posto. La bontà del risultato viene raggiunta anche grazie al supporto concretamente produttivo degli altri tre musicisti: la sezione ritmica di Roberto Mattei al contrabbasso e Nicola Stranieri alla batteria e, in più momenti, il piano di Roberto Olzer, che qua e là prende posizioni e corporatura da co-leader – non per preponderanze quanto piuttosto per la determinazione e la maturità espressiva con cui il contributo viene fornito. Gori, dal canto suo, esplora con diversi tipi di flauto le possibilità musicali offerte da questo strumento in percorsi che lo portano lungo il confine tra un morbido bop e uno swing melodico e cantabile. Non ci sono sorprese durante l'ascolto, ma si assiste comunque ad un progetto consistente e chiaro negli intenti, concepito e realizzato con direzioni che appaiono subito e si mantengono senza strilli né freddi esercizi stilistici.
Pier Luigi Zanzi
|
   |
JazzIt - Luglio/Agosto 2010
Recensione libro "JAZZ FLUTE TRAINING vol.2"
Si tratta del secondo volume del metodo di Gori - il volume 1 è uscito nel 2008 - e come il primo raccoglie una moltitudine di esercizi volti a sviluppare sul flauto il sound jazz, aventi la peculiarità di essere stati scritti da un flautista per i flautisti. Non si tratta di un vero e proprio metodo progressivo, Gori propone invece una serie di licks in tutte le tonalità, interessanti e utili, che hanno lo scopo di approfondire alcuni argomenti chiave, esposti quasi come se fossero degli appunti di lavoro che l'autore vuole condividere con i suoi lettori (sensazione sottolineata dalla considerazione che la larte teorico-esplicativa dei pattern è molto sintetica). Gli esercizi che Gori sviluppa e propone in questo volume sono volti ad apprendere e controllare alcuni argomenti fondamentali della didattica jazz (e non solo jazz): il circolo delle quinte, le scale blues e il blues, i patterns sulle cadenze II-V-I; interessanti gli esercizi proposti per la scala blues che propongono ai lettori di creare le proprie frasi, e particolarmente utili i titoli dei brani di esempio posti alla fine di ogni capitolo.
Eugenio Mirti
|
   |
|
Jazzitalia
Recensione del cd Michele Gori Quartet 'MY JAZZ FLUTES'
Nel nuovo panorama dei flautisti jazz Michele è il più giovane. La sua preparazione è classica, si è diplomato al Conservatorio di Novara e solo dopo aver concluso il percorso classico si è dedicato al flauto jazz. Attualmente Michele vive e lavora a Domodossola.
"My jazz Flutes" contiene otto composizioni tutte originali scritte da Gori e suonate in quartetto, nelle quali Michele suona tutti i flauti. Il lavoro è piacevole e scorre liscio, i suoni sono buoni e anche le composizioni. Il suo stile al flauto è bello, intrigante, carico di swing, legato alla tradizione, si sente la sua conoscenza del linguaggio dei "Senatori" del flauto jazz. Mi piace quando suona il flauto basso carico di pathos come nel brano "1999" è molto vicino alla mia sensibilità. La ritmica: Roberto Olzer al piano, Roberto Mattei al contrabbasso e Nicola Stranieri alla batteria, sostengono con maestria il flauto senza mai prevaricare. In bell'evidenza il "solo" di Olzer nel brano d'apertura "Chateau Rouge" e nell'introduzione della ballad "1999".
"My jazz Flutes" è un cd che consiglio agli amanti del flauto per la sua freschezza di idee e per la sua capacità di comunicare. Michele oltre a essere una certezza più che una promessa per il flauto jazz italiano, è impegnato nella didattica e tiene spesso seminari dove si fa apprezzare. Ha recentemente pubblicato "Jazz Flute Training" per l'etichetta "Casa Musicale Eco", un fascicolo indispensabile per chi vuole avvicinarsi al mondo dell'improvvisazione in quanto contiene gli "arnesi" come scale, arpeggi, cadenze II V I, importanti per affrontare questa tecnica. Tiene inoltre lezioni di flauto jazz nello spazio "Jazzitalia", rubrica assai seguita ed apprezzata. Come detto per il cd, vi consiglio questa pubblicazione, un ottimo ausilio per i giovani e un sano promemoria per i più esperti.
Stefano Benini
|
   |
JazzIt - Settembre-Ottobre 2008
Recensione del cd Michele Gori Quartet 'MY JAZZ FLUTES'
E' sempre più raro che i musicisti facciano scelte di campo nette: l'eclettismo strumentistico paga molto di più. Gori (classe 1980, tra i più giovani rappresentanti del flauto jazz in Italia) ha scelto invece una strada in salita, dedicandosi completamente al flauto senza alternarlo con strumenti ad ancia come fanno in molti.
In particolare, egli impiega flauti di taglia diversa, dal piccolo al flauto basso, il che gli garantisce una certà varietà di situazioni timbriche e di atmosfere: il suono caldo e ovattato del flauto basso è consono a una ballada lirica come 1999, mentre il piccolo, "spiritello" bizzoso e difficile da addomesticare, rappresenta una sfida nella sfida all'interno della struttura poliritmica già di per sé complicata di Petit Malin.
Tra questi due estremi, il flauto in do e l'alto interpretano il ruolo di ago della bilancia, strumenti equilibrati e in grado di garantire una maggiore escursione di registro, specchio, di volta in volta, di quel desiderio di libertà che si cela dietro Le reve de Florence, di ripiegamenti intimistici e vagamenti nostalgici (Chateau Rouge) o di spiragli giocosi (Popcorn).
Gori intende il flauto come una vera e propria estensione del corpo e dello spirito: tanta intensità viene valorizzata adeguatamente da accompagnatori sensibili e misurati, capaci di esaltare - per sottrazione - i tratti più lirici del suo suono.
Roberto De Virtis
|
   |
|
Musica Jazz - Novembre 2008
Recensione del cd Michele Gori Quartet 'MY JAZZ FLUTES'
Autore di tutte le composizioni, Gori valorizza il ruolo del flauto usandone vari tipi - tra cui l'ottavino, il contralto e il basso - e ampliando così la gamma timbrica mentre si districa con disinvoltura nei vari climi, dall' up tempo alla ballad.
Con Roberto Olzer (p.), Roberto Mattei (cb.) e Nicola Stranieri (batt.), riesce ad accostare con equilibrio matrici diverse: un retroterra di stampo debussyano; il lascito di Bill Evans, specie nell'uso delle armonie e degli spazi; la fluidità di Buddy Collette; la verve di Herbie Mann.
Enzo Boddi
|
   |
|
|
|
|